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ore 18:27
Gli auguri del subcomandante Marcos

Ecco il testo in italianodella lettera del subcomandante Marcos che La Jornada di Città del Messico ha pubblicato il 29 dicembre. Ce n'è anche per Berlusconi, cui Marcos scrive: "non ridere, ricorda che tutte le strade portano a Roma". E' un buon augurio per il 2003.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
Messico, 29 dicembre 2002

A chi compete:
Salve. Sì, qui il freddo e la pioggia ci avvolgono con il loro abbraccio e nemmeno con un falò, alimentato con tutte le critiche che mi (ci) sono piovute addosso, uno riesce a scaldarsi un poco. Deve essere per la mediocrità della maggior parte di queste critiche.
E' chiaro, ce ne sono di diverse. Alcune vorrebbero che ci scusassimo. Non per la presunta simpatia verso ETA (che chiunque possieda un po' di vista e di vergogna sa che non esiste né in teoria e né in pratica). No. Quello che vogliono è che ci scusiamo per essere usciti dal tema in cui LORO ci hanno incasellati, in altre parole: gli zapatisti possono e devono parlare solo della questione indigena. Qualsiasi altro argomento, nazionale o internazionale, ci è vietato. E, siccome nelle ultime sette lettere siamo usciti (usciti?) dal tema indigeno, allora dobbiamo chiedere scusa ai neo-commissari delle "buone maniere". E' mancato poco che ci dicessero, con lo stesso tono altezzoso e di rimprovero, di non mettere i gomiti sul tavolo e di non ruttare in presenza di sua maestà.
Ma, dopotutto, sì, dobbiamo chiedere scusa. Ma non a loro, né al piccolo re, né ad Aznar o al Filippetto (a Garzón, solo se vince il dibattito). Se dobbiamo chiedere scusa a qualcuno, questo è il nobile popolo di Navarra che, per un errore dovuto all’ora di trascrizione della lettera che tanto entusiasmo ha provocato tra gli intellettuali messicani e spagnoli, non è stato considerato all’interno del popolo basco. Quindi, al popolo di Navarra vanno le nostre scuse sincere: la Navarra è basca. Gora Nafarroa! Gora Euzkera! Gora Iparralde! Gora Hegoalde!
Neppure tutti sono uguali. Perché è giusto dirlo: non tutti gli intellettuali messicani sono occupati a darsi pacche sulle spalle di mutue felicitazioni ("¿ya viste cómo tundí al cabeza de trapo? Hasta le mandé una copia de mi columna a Felipe. Estoy seguro de que me pondrá en la lista de los candidatos al premio Príncipe de Asturias. ¿Sí? Bueno, pues a mí mis etcéteras contra el enmascarado de algodón me parecieron muy superiores..."). No, alcuni si rendono conto di quello che sta succedendo intorno a loro e sanno che, proprio lì, girato l'angolo, si stanno accumulando rancore e disperazione. Sanno che il terrore (quello dall'alto e quello dal basso) si alimenta di questa combinazione. Sanno che quando questo si manifesterà, non ci saranno dichiarazioni di guerra, né comunicati, né lettere di cattivo gusto e/o melodrammatiche, né nessuno da rimproverare per maleducazione e mancanza di rispetto.
Ah, gli intellettuali del Potere! Sempre impegnati a comprendere ed assolvere quelli che stanno in alto e giudicare e condannare quelli che stanno in basso.
Ma in Messico e nella penisola iberica, esistono intellettuali che si sottraggono alle trappole del potere. Proprio come gli intellettuali statunitensi che con coraggio denunciano la demente bellicosità di Bush anche se sono poi accusati di simpatizzare con Bin Laden; o gli israeliani che si rifiutano di avallare i massacri che compie l'esercito del loro paese senza che questo voglia dire un loro avallo alle azioni dei palestinesi.
Evidente che nel flusso tumultuoso degli ordini (quanti comandanti sono saltati fuori!), dei rimproveri e richiami a comportarsi bene (tutti inutili) di intellettuali e giornalisti, il governo messicano ha messo la sua zampa ed ora pretende di sgomberare diversi villaggi che, spinti dalla guerra e dalla miseria, sono stati costretti ad insediarsi nei cosiddetti Montes Azules. E anche qui non tutti sono uguali. Per esempio, nel nuovo villaggio chiamato 12 de Diciembre (nome chiaramente sovversivo) vivono circa 160 zapatisti. La loro storia non ha meritato nessuna lettera a favore delle buone maniere. Sono originari del villaggio di Salina Cruz. Il 2 novembre del 2000, militanti di quell’organizzazione che si fa chiamare MOCRI, hanno assassinato Manuel Méndez Sánchez e Gloria Méndez Sánchez. Hanno teso loro un’imboscata, gli hanno sparato e, ancora moribondi, li hanno colpiti con il machete. Il motivo? I dirigenti del MOCRI a quel tempo avevano una torbida storia con El Croquetas Albores e facevano parte di quella fallimentare strategia zedillista di compravendita delle coscienze. Manuel e Gloria erano, e sono zapatisti e, in quanto tali, promuovevano la resistenza. Con la parola, Gloria e Manuel convincevano le comunità a resistere e a non accettare le elemosine del governo. Questo andava contro il bilancio economico della dirigenza del MOCRI che diede l’avallo all’omicidio. Quelli del MOCRI minacciarono quindi il resto degli zapatisti con lo stesso stile usato dal governo nel recente “sgombero pacifico”, che tanta eco ha avuto sulla stampa messicana: o smettevano di essere zapatisti o avrebbero subito la stessa sorte di Manuel e Gloria.
I compagni e le compagne preferirono andarsene che spararsi con il MOCRI e dare così avvio ad una delle tante storie di scontri tra indigeni. Il crimine non resterà impunito. E non sarà applicata la legge del taglione, né saranno usati i metodi “umanitari” del governo del Chiapas. Si farà giustizia, ma con saggezza e serenità. Forse servirà anche affinché Garzón impari che il terrore non si sconfigge con il terrore che si nasconde dietro le leggi ed i giudici, che tortura prigionieri e mette fuori legge le idee.
12 de Diciembre non è l’unico insediamento zapatista minacciato di sgombero (non indico i nomi per non svelare quelli che non sono zapatisti), ma tutti gli zapatisti che si trovano nello stesso contesto, sono lì non per mancanza di terra o per il piacere morboso di distruggere la selva, ma perché sono stati obbligati ad abbandonare tutto per non ingrossare il silenzio con cui il Potere e i suoi intellettuali occultano la disgrazia e la morte degli indigeni messicani. Abbiamo parlato con i rappresentanti di questi insediamenti zapatisti e con le autorità dei relativi municipi autonomi. Ci hanno informato della loro decisione di restare lì, anche a costo della loro vita, fino a che non saranno soddisfatte le richieste zapatiste. Noi abbiamo risposto loro che li appoggiamo totalmente. Quindi è bene che lo sappiano tutti per tempo: nel caso dei villaggi zapatisti, non ci sarà “sgombero pacifico”.
Tornando alla proliferazione di esperti della questione basca, non capisco perché si danno tanta pena: i citati (salvo Garzón) non sono stati minimamente toccati. Il re, per esempio, l’ho appena visto in una foto recente e continua ad avere la stessa faccia; Aznar, nonostante la fama regalatagli dalla Prestige, continua a ragliare con singolare entusiasmo, e il Filippino quello sì che si è arrabbiato, ha imbavagliato la stampa iberica e mobilitato tutti i suoi simili in questa repubblica messicana che, per alcuni intellettuali messicani fuori, sarebbe monarchia.
Quindi, chiedo scusa a tutti quegli intellettuali entusiasti della corona spagnola (e dei suoi premi letterali). E non volevo mancare di rispetto a sua maestà. Quello che in realtà volevo dire, per metterla con un termine quanto più ispanico, era che me ne frego della monarchia. Perché sappiano che per noi non esistono altri re terreni che quelli delle carte (spagnole, con più segni), né altre regine che quelle che, di tanto in tanto, ci tolgono il sonno solo con uno sguardo e se ne vanno.
Ma, visto che si sono permessi elucubrazioni sull’improbabile simpatia dell’EZLN per il terrorismo, ecco alcuni ulteriori argomenti (convenientemente camuffati da domande):
Perché l’EZLN vuole iniziare la sua pretesa marcia per l’Europa sociale (ah! Si tratta, dunque, di una marcia europea?) nello Stato spagnolo e non, per esempio, in Italia, dove ci sono molti zapatisti prigionieri e liberi (gli uni e gli altri quasi tanti quanti ce ne sono in Messico)? Perché gli zapatisti hanno scelto un tema tanto spinoso e complesso come quello basco, rispetto al quale c’è un silenzio complice e generalizzato per evitare l’accusa di essere “terroristi”?
L’EZLN vuole smentire, nel Parlamento Europeo, le dichiarazioni di Fox secondo il quale in Messico c’è la pace?
Non lo sa l’EZLN che in Europa, e nel mondo, governa la destra ed è più bellicosa che mai?
Perché l’EZLN vuole esaurire la via pacifica di soluzione della guerra invece di lanciarsi con un cavallo (abbiamo solo aeroplanini di carta) carico di esplosivi contro il World Trade Center e fornire così argomenti ai giornalisti a favore delle “simpatie” zapatiste per i metodi di Al Qaeda?
Quando visiterà la Francia, l’EZLN assisterà ad una delle rappresentazioni di Zorro, lo Zapata che i bambini dei quartieri emarginati rappresentano in situazioni eroiche? L’EZLN parlerà con Chirac e Le Pen o con i Sans papier? Ripercorrerà il Quartiere Latino? Andrà a Place Pigalle?
L’EZLN si porterà
(carta)

 

 

 

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