Testimonianze da Genova
News Testimonianze
L'informazione da e sul
vertice G8 di Genova prodotta da
il manifesto, Mir, Carta
e Radio Popolare
home
|
|
|
01
Agosto
2001
ore 22:18
Bolzaneto
inginocchiato in cella, mi hanno preso a calci
Zandor
Da oggi la Turchia e più vicina alla comunità europea nell’applicazione dei diritti umani.
Io pacifico manifestante, per sfuggire agli scontri con altre decine di persone ragazze e ragazzi appena diplomati e signore e signori di ½ età tutti pacifisti ci eravamo rifugiati in un portone che, gentilmente, ci era stato aperto da una signora di Genova. Eravamo capitati nel posto sbagliato…
Eravamo tutti tranquillamente seduti sulle scale in questo portone aspettando solo la fine degli scontri per poter uscire e tornare alle rispettive case, quando siamo stati assaltati brutalmente da polizia e finanza. Noi sempre con le mani in alto in segno di resa, siamo stati fatti uscire ed ammucchiati su un marciapiedi in ginocchio. La consegna di documenti è avvenuta sotto continue minacce e insulti. Per i meno svelti ad obbedire manganellate gratuite. Siamo stati caricati sui cellulari e portati all’identificazione nella zona del porto mentre ragazze 19enni piangevano, minacciate dai poliziotti che aspettavano che le persone uscissero dai cellulari per pestarle. Rapida perquisizione, sequestro di portafogli, telefonini, marsupi, zaini e bandiere.
E inizia l’incubo. Le mani sono state legate con fascette, siamo stati sbattuti per terra . Il tutto sempre condito da insulti e minacce. Trasferiti in un Lager alla periferia di Genova (Bolzaneto) dove è iniziata la vera odissea. Ad aspettare che noi uscissimo dal pullman, cordoni di polizia per scaraventarci giù dal pullman a calci, picchiarci, insultarci presi a sputi. Dopo questa accoglienza venivamo portati in enormi e spoglie celle. Venivamo sbattuti faccia al muro, spogliati e perquisiti, tolto tutto lacci cinte braccialetti, fazzoletti occhiali da vista (tanto per vedere il muro non servivano). Siamo stati costretti a stare attaccati al muro a braccia alte e gambe divaricate per circa 10 ore. Botte per chi faceva domande, tipo volere vedere un avvocato o un giudice o chiedeva acqua, botte per chi era nero, botte per chi voleva andare in bagno.
Ogni tanto arrivavano torme di poliziotti in divisa od in borghese che sceglievano persone a caso da insultare o picchiare, o le costringevano a cantare “giovinezza”, ad urlare “viva il duce” “viva la polizia”. Nel mio caso è andata bene: avevo un distintivo della Roma ho dovuto solo urlare forza Lazio!! C’era un clima di terrore assurdo. Le botte arrivavano a caso, in mezzo alle urla di chi non ce la faceva a stare in piedi magari perché ferito.
I poliziotti dichiaravano che era finalmente finito il governo comunista e che con il loro governo di destra potevano fare tutto ciò che volevano senza limiti, negando a chi stava male l’acqua o le medicine per poi portali in infermeria solo quando questi stremati crollavano a terra per mancanza di forze.
Per fortuna ad un certo punto sono arrivati i Carabinieri e in particolare un tenente che forse capiva la situazione dei disperati, (Un ragazzo di Genova preso a 100 metri da casa solo perché negro o un fotografo accreditato di un giornale locale (di destra) in lacrime preso solo perché faceva il suo lavoro e tanti altri grandi e piccoli presi solo perché si trovavano lì a Genova).
Il tenente ha ordinato di non aprire più le celle se non su suo ordine, e permettere che ci si potesse riposare e prendere le medicine. Dopo ore di questo trattamento senza cibo ne acqua finalmente i giovani carabinieri di leva ci hanno, anche dato una bottiglia da ½ litro per 15-20 persone che ogni tanto ci riempivano e ci permettevano per 2-3 minuti di sederci e riposare.
Quindi dopo 16-14 ore, finalmente identificati, siamo tornati ad esistere siamo usciti dallo status di “desaparesitos”.
Durante la notte visita al lager di Bolzaneto da parte di un alto esponente del governo, forse un ministro, che veniva a congratularsi con gli aguzzini. Impossibile pensare solo di poterlo guardare.
Dopo la visita del ministro (?) sono tornati i poliziotti che ci hanno tutti ammassati in una cella per pestarci gratuitamente ed insultarci se solo si provava ad fare una domanda, costringendoci a cantare canzoni fasciste, ci dicevano all’infinito “popolo di Seattle ordine e disciplina”. Un ragazzo francese tenuto per tutto il tempo in mutande al muro al freddo o sdraiato sul pavimento picchiato di tanto in tanto perché non capiva l’italiano portato via scalzo ammanettato pestato. Io avevo visto una scena simile in Tunisia, mai avrei pensato di rivederla in un paese della Comunità Europea (il mio paese).
Alla fine ci hanno preparato per il carcere. Non vedovo l’ora di arrivarci ma prima le ultime umiliazioni. Ci dicevano oramai siete dei carcerati non avete diritti mi hanno fatto spogliare nudo infreddolito faccia muro. Mi hanno detto che avevo troppi effetti personali. Una sciarpa di seta e cotone è un straccio che è stato buttato nella spazzatura insieme alla bandiera dei verdi, un ciondolo d’argento, penne carte personali e altre cose che non gli andava di riportare nel verbale. Riportato in cella buttato mi hanno fatto inginocchiare, mi hanno preso a calci. Finita l’identificazione di tutti, ammanettati e trascinati sul pullman come cani Io stavo vicino ad uno studente svizzero e due ragazzi francesi terrorizzati.
Ci hanno portato al carcere di Alessandria prima di entrare uscendo dal pullman il solito pestaggio.
Siamo stati mesi in una cella poi di nuovo identificati, finalmente le guardie carcerarie dopo i primi minuti di durezza si sono rese conto con chi veramente avevano a che fare: non i terribili anarchici violenti annunciati ma poveri disperati. Ci hanno chiesto che cosa ci avessero fatto i poliziotti e cercavano di calmare e rassicurare i più terrorizzati. Finalmente ho potuto riavere i miei occhiali da vista ed i fazzoletti per il naso.
Ci hanno portato in una cella per due, con i letti mi sono potuto finalmente sdraiare e riposare. Un pasto, che mi e sembrato buonissimo, penso per la fame. Sono andato in bagno, finalmente senza paura, mi sono potuto lavare i denti e la faccia. Chi aveva problemi è stato portato in infermeria e curato. A me per un momento è sembrato un albergo e non un carcere, rispetto al lager da dove venivo: si potevano fare domande e avere risposte, ci hanno detto che sarebbero venuti gli avvocati chi era nudo è stato vestito dal cappellano del carcere, persona squisita. Si era tornati un uno stato di diritto. Ho finalmente visto un avvocato che mi a rassicurato. Mi ha detto che si trattava di una questione di qualche giorno e che ci avrebbero liberato. Oramai mi ero rassegnato a passare la note in gabbia. Mi avevano portato un libro, quando sono arrivati rappresentati dei verdi e rifondazione che finalmente avevano saputo dove eravamo e nel giro di poche ore ci hanno scarcerato. I secondini che si erano preoccupati di avvertire la famiglie di alcune persone di zona per farli venire a perdere. Ci hanno restituito i pochi effetti personali sopravvissuti alla perquisizioni precedente. Io sono rimasto con il solo portafoglio e una borraccia. Così siamo finalmente usciti da carcere.
Con i cellulari sopravvissuti abbiamo telefonato a casa per avvisare che eravamo finalmente liberi. Fuori ad attenderci c’erano dei volontari di Alessandria che avevano saputo che uscivamo. Tra noi “Galeotti”ci siamo scambiati i numeri abbiamo chiesto ai carabinieri di guardia quale reati fossero quelli a noi imputati: il 337 e 339. Ci hanno risposto resistenza all’arresto aggravate da associazione. Finalmente sapevamo di cosa ci accusavano. Ad alcune persone le imputazioni erano diverse e fantasiose, si erano divertiti a scrivere. Poi i volontari hanno accompagnato alla stazione chi voleva io ho rimediato un passaggio in auto dal mio compagno di cella genovese al quale era venuta la madre a prenderlo. Mi hanno lasciato alla stazione alle 2.30. Li c’erano dei milanesi che mi hanno raccontato di altri massacri , in particolar modo di quello della notte prima nella scuola. Alle 6.09 ho preso un treno per Roma, per trovarmi poi alle 11.30 di lunedì finalmente a casa.
(radio popolare)
|
|
|